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Ti faranno un’offerta che potrai rifiutare

Ti faranno un’offerta che potrai rifiutare

Perchè, nella comunicazione, cheap non è mai chic?

Ottimizzare è una parola di cui non amo il suono, ma adoro il significato.

Nel linguaggio aziendale, secondo Treccani, vuol dire “rendere ottimo”. Tuttavia, preferisco la sfumatura che assume nel campo matematica applicata, materia a me per sempre oscura:

[…] con riferimento a un problema le cui soluzioni dipendano da uno o più parametri o funzioni variabili, scegliere questi in modo che la corrispondente soluzione sia la migliore in relazione a una particolare applicazione.

Io, che odio i numeri, interpreto così: incastra bene le tue risorse per semplificarti la vita. Usare la scrittura come si deve è un grande inizio. Tutti abbiamo parole in saccoccia, ma spesso non sappiamo cosa farcene, come combinarle, quando sfoderarle – soprattutto se dobbiamo parlare di qualcosa di prezioso per noi. Per questo, forse, ti senti perso quando l’agenzia che ti sta rifacendo il sito o l’immagine coordinata per una cifra importante, ti dice:

“Ok, ora mandaci i testi”.

Lo smarrimento è una sensazione lecita: a meno che non ci sia un copywriter in azienda, a meno che tu non scriva per mestiere, non sta a te prepararli. Per quanto sia prezioso il tuo contributo – nessuno conosce come te il tuo prodotto – scrivere è un altro lavoro, uno specifico, come quello dell’idraulico o del commercialista.

Potresti ritrovarti a esplorare convulsamente siti e brochure di competitor, a copiaincollare con poca voglia espressioni vaghe, giusto per mandare ‘sta mail e chiudere. Ti capiamo.

Chi commissiona materiale promozionale è consapevole di quanto sia importante cambiare, esporsi in pubblico, ma spesso ha comprensibili difficoltà nel decidere quanto spendere e in cosa.

Ascoltiamo le storie di aziende che hanno speso decine di migliaia di euro per una grafica digitale impeccabile, creata senza considerare l’architettura dell’informazione.

Ripassiamo un concetto non banale: i testi sono contenuti. Come tali esigono un contenitore adeguato, come il bonsai con il suo vaso. Pensa alla tua cucina: è piena di scomparti disposti secondo una mappa precisa, per quanto elementare.

Nessuno (o quasi) li riempirebbe a casaccio. Nessuno metterebbe tisane in freezer. La cucina serve a deliziare i consumatori di cibo, il sito deve farlo con i consumatori del tuo servizio.

Il copy – cioè il testo sulla tua pagina, qualunque essa sia – non è un appendice, ma nasce e vive in simbiosi con il corpo del sito, del company profile, della presentazione. Per quanto i contenuti che hai in mente ti appaiano ben sistemati, restituirli a parole è un’operazione di sintesi raffinata e richiede una consulenza paziente e onesta.

Tanti anni fa, Honda voleva rilanciare il brand. Insieme all’agenzia Wieden+Kennedy crearono una campagna memorabile partendo da uno slogan, quattro parole: The Power of Dreams.

L’idea, a differenza della livrea dei prodotti, era talmente bella da portare volumi di vendita senza precedenti per un’azienda di utilitarie.

Solo una delle idee geniali presenti nel libro ‘The Book of Dreams’.

Migliorare la comunicazione scritta è una scorciatoia per conoscersi e avvicinarsi ai propri obiettivi.

La facilità con cui si possono, tecnicamente parlando, cambiare le parole di una email non è la stessa che trovi nel cambiare prodotto o strategia di marketing.

Lo spiega con un disegno uno dei copy che seguiamo più volentieri, il texano Neville Medhora:

kopywritingkourse.com

L’epoca delle Sterling Cooper è tramontata, forse. Molte agenzie “tuttofare” sono avvolte da una nuvola di glamour più utile ad offuscare che a decorare. Se quell’offerta, dopo aver letto queste poche righe, ti puzza, potrai rifiutarla senza rimorsi.

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