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Scuole di scrittura: le approssimazioni di Linkiesta, l'esperienza a Belleville, Milano

Scuole di scrittura: le approssimazioni di Linkiesta, l’esperienza a Belleville, Milano

Linkiesta, in genere, non ci dispiace. Lo stile provocatorio e scanzonato si lascia spesso leggere. Alcuni autori sanno mettere da parte il politically correct in favore di una più sana onestà intellettuale.

“Vuoi fare lo scrittore? Le scuole di scrittura creativa sono un imbroglio (ed è meglio che tu lo sappia)” è il titolo di un articolo del 27 ottobre 2017. L’ho letto quando ero già iscritta al corso di copywriting della scuola Belleville di Milano.

BIelleville è menzionata dall’autore dell’articolo. Trova posto, secondo Davide Brullo, tra le accademie che “sbucano ovunque, come le slot machine nella sala oscura di un bar di periferia”. Le stesse piene di docenti “volponi e basta”, che “reclutano frustrati”.

Se Brullo avesse scavato meglio, nel modo in cui il poeta irlandese Heaney scava, non sarebbe stato così lapidario. Forse non avrebbe diffamato grossolanamente realtà che non conosce del tutto. Non mi piacciono le analisi dell’ovvio, preferisco leggere di esperienze dirette, di eccezioni utili a regole stanche.

Le otto lezioni milanesi con Roberto Greco – uno dei più grandi creativi della pubblicità italiana, uno dei pochissimi senza profilo LinkedIn alla moda – sono iniziate poco dopo l’arrivo di Bonsaii nel coworking modenese Edera, secondo una serie di fortunati eventi.
La nostra agenzia di scrittura era orfana di contesto e la nostra scrittura di guide umane – quelle cartacee si affollavano, discrete e fedeli, sugli scaffali dell’ufficio. Loro erano e sono lì per restare. Al contrario, il confronto con esseri umani autorevoli inizia e finisce, ti allena a rubare in fretta prima che sia tardi.

Una delle stanze di Belleville, foto di Animenascoste.it

In una via silenziosa di Porta Venezia mi sono seduta tra i banchi già in parte occupati da allievi. Non tanto frustrati, piuttosto morti di curiosità e indecisione (inclusa me, chiaro).
Di fronte, il nostro docente, ironico e diretto. Pronto a prendersi certe parole pur di allontanare dogmi ammuffiti dai nostri fogli elettronici, con la coscienza di chi preferisce parlare del suo faticoso lavoro autonomo invece dei suoi tre premi a Cannes. Pronto a farci esercitare agli orari più scomodi (anche per lui).

La frustrazione che seguiva lezioni fin troppo stimolanti, nel tempo, è diventata un acceleratore di idee e decisioni. Sono tornata e abbiamo iniziato, qui in Edera, un corso di scrittura per aziende che avrà a breve una seconda edizione. Abbiamo chiuso contatti con realtà poco convincenti. Abbiamo riconfezionato i pdf con cui prepariamo gli slogan e i payoff. Abbiamo consolidato la collaborazione con il team di professionisti del coworking. Tutto scrivendo. E in studio abbiamo addirittura due o tre seggiole, Brullo, di quelle girevoli, comode comode.

Troppo spesso la sola lettura è poco. La vita lavorativa di chiunque usi le parole non è più fatta di tomi sgualciti e sosipiri alla luna.
Il genio senza istruzione è come l’argento dentro la miniera: lo diceva Benjamin Franklin, non letterato ma inventore. Ha fatto la rivoluzione americana, di lui mi fido.

 

[Immagine in evidenza: mystratfordnow.com]

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