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Fa caldo, sfoltiamo quei testi pesanti?

Fa caldo, sfoltiamo quei testi pesanti?

In città, in un pomeriggio afoso, il furore delle chiome delle giovanissime provoca un po’ di invidia mista a una gran sensazione di caldo.

Portano i capelli quasi tutte allo stesso modo: lisci, pesanti, pari come bordi di coperte, conformi a un manuale di bellezza non scritto. A volte li usano per coprire metà viso nelle foto. Si fatica a distinguerle e a loro piace così: il senso di appartenenza vale più di mille selfie, è una calamita per cuori e storie(s). Ci siamo passate.

Con il tempo, arriva un momento in cui fare la differenza diventa un lavoro a tempo pieno, una selezione caparbia di dettagli. C’è chi punta tutto proprio sulla pettinatura e sul taglio. Decide cosa deve suggerire la testa nel tempo di un’occhiata. Chi stuzzico? Chi respingo? Sono più Beyoncè o Carey Mulligan? Una trattativa quotidiana in cui tutti ci troviamo a sguazzare, davanti allo specchio o al lavoro.

A proposito di capelli, ecco un caso di studio da bar. Non avevo un rapporto sereno con i miei. Anni fa, il parrucchiere mi sembrava una perdita di tempo. Mi tagliavo le punte e la frangia da sola per un risparmio pari a 25 euro più un viaggio in macchina. Regolarmente, passavo la stagione successiva con impalcature di mollette imbarazzanti e con prodotti che facessero sembrare la mia testa simmetrica, almeno alle cerimonie. Anche con l’accattivante coupon “taglio e colore 19 euro” è andata male. Ho chiesto un castano caldo e sono uscita con una frangia da anzianotta e le punte rosso fuoco, quel fuoco che non va via nemmeno dopo cinque tagli e trenta lavaggi.

Finalmente, sconfitta, sono andata da un professionista e ho pagato una cifra adeguata all’operazione. In una sapiente sforbiciata ha eliminato una lunghezza equivalente alla distanza tra orecchie e spalle – tutto quello che serviva per guadagnare punti-personalità e, forse, due falsi centimetri in altezza. Mi sentivo leggera, frizzantina. La mattina bastava una spazzolata, il mio look era più disinvolto e ai più sembrava che i vestiti mi stessero meglio. Un ritorno sull’investimento innegabile, da chiedersi chi ci ha guadagnato di più, da una sforbiciata magistrale.

Le scelte di stile sono manovre indipendenti e liberatorie, un toccassana per i testi di un business. Le parole, infatti, fanno il loro dovere quando si adattano a un calco, a una forma. Non importa se il risultato è inusuale, se piace alle persone interessanti. Abbandonarle al caso può renderle banali e disordinate, frutto di un copia-incolla svogliato.

Continuiamo a parlare di moda, perchè il copy/traduttore di ASOS insegna come le didascalie possono sorriderti:

Asos.com, al cui team stiamo pagando vacanze alle Barbados

La traduzione è da affinare, ma il tono è spigliato, simile a quello di una conversazione – scelta più romantica rispetto alle classiche instruzioni che ti aspetti dalle etichette nei vestiti.

Che testa mi fai con questi testi? Dacci un taglio! dirai. E io ti dico, sì, ma anche tu: che sia ironico, austero, coccoloso, ammiccante, asciutto, non importa. Per scegliere il taglio giusto serve lavorare con un esperto: non accontentarti di un coupon. Spesso, osando, si dettano mode. Dove cominciare? Prova a sbirciare il nostro corso-laboratorio di scrittura per aziende, pratico, anti-fuffa e anti-ovvio.

 

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